Le esperienze che hanno dato origine alla cinematografia, ciò che oggi viene definito oggi come il proto cinema, hanno un posto nella storia delle invenzioni ottiche. A questo punto, possiamo far menzione alla camera oscura di Leonardo da Vinci nel 1490, agli esperimenti di Filippo di Brunelleschi (1377 – 1446) o alla lanterna magica, creata da Athanasius Kircher a Roma, che, in certa misura, riproduceva le proiezioni di ombre descritte da Platone nel mito della caverna ne La Repubblica. Altresì, possiamo menzionare il cinematografo inventato alla fine del diciannovesimo secolo dai fratelli Lumière, contemporaneo al cinematografo di Filoteo Alberini in Italia, e agli altri esperimenti condotti da Etiènne-Jules Marey e da Eadward J. Muybridge, che hanno dato origine alla cronofotografia che mette insieme tempo, immagine e movimento. Se pensiamo a tempo, immagine e movimento quando vediamo l’opera Le Grand Verre (Il Grande Vetro) o La mariée mise à nu par ses celibataires, même (La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche) di Marcel Duchamp, subito capiamo perché quest’opera è stata costruita e dipinta su vetro: perché il movimento del pubblico facesse parte dell’immagine.
Per questa ragione, tutto ciò deve essere parte del nostro concetto di cinematografia. In altre parole, pensiamo sia necessario che il cinema, nelle sue radici sperimentali, sia considerato come esperienza perché occorra l’espansione dello sguardo, della percezione del tempo, della durata e del movimento.
Quello che oggi riconosciamo nel concetto di ‘cinema’ corrisponde a una produzione formalizzata, limitata da un modello di pubblico e di proiezione il quale si stabilì nel diciannovesimo secolo a partire dalle esperienze con la lanterna magica. Solo all’inizio del ventesimo secolo, però, questo modello cominciò a essere prodotto e consumato in scala industriale, con la costruzione dell’immaginario, da parte dei grandi studi cinematografici.
Negli anni sessanta, produzioni di carattere poco commerciale costellavano il cinema, che riprese la strada sperimentale e critica nei circuiti, dentro o fuori dalle sale di spettacolo, e creò due nuovi tipi di cinema: il cinema d’autore e quello indipendente. Valie EXPORT, una artista austriaca il cui lavoro all’epoca si centrava nell’espansione della cinematografia come un linguaggio specifico, ha dichiarato:
“Extended cinema, oggi, è il cinema elettronico, digitale. È la simulazione dello spazio, del tempo e della realtà. Questo cinema, negli anni sessanta, apparteneva al cinema alternativo e indipendente, cercava di fare un’analisi mirata a scoprire e riconoscere nuove forme di comunicazione, la costruzione della realtà dominante." - Valie EXPORT.
Le esperienze filmiche in tempo reale di Andy Warhol, le trasmissioni con l’utilizzo di delay di Nam June Paik, i progetti del ‘quasi cinema’ di Helio Oiticica e Neville de Almeida, il cinema performance di Glauber Rocha, il cinema politico di Godard e della Nuova Onda francese, artisti del calibro di Wolf Vostell e le performance multimediali del gruppo Fluxus furono di fondamentale importanza nella ricerca di un linguaggio capace di provocare una rottura con il cinema tradizionale.
Questa decostruzione, quasi come un’esplosione, comincia lentamente con l’utilizzo del Super-8 e di performance di fronte alla camera e di interventi, poi si appoggia sugli sviluppi nel campo dei media digitale (con la creazione dell’Internet e dei servizi e apparecchi mobili) facendo che le produzioni si spostassero dal campo della cinematografia all’ambito di altre arti visuali. Tale spostamento permise la creazione di nuovi tipi di lavori e che processi video grafici telematici s’instaurassero, dando origine a un cinema di performance in tempo reale, alla sovrapposizioni di livelli informativi (virtuali e multimediali), alla realtà aumentata, spazi immersi, come gli spazi interattivi dentro e fuori da un network.
A partire da questa decostruzione, la cui origine risale agli anni sessanta e che fu teorizzata da Gene Youngblood negli anni settanta, tale concetto si è stabilito come presupposto elementare delle produzioni che oggigiorno sono considerate parte della video arte e della nuova cinematografia.